Come il respiro e la focalizzazione mentale possono cambiare la tua Verticale
Quando si parla di verticale sulle mani, la maggior parte delle persone pensa subito a forza, tecnica e allineamento.
Tutti elementi fondamentali, certo, ma se vuoi davvero fare il salto di qualità, c’è qualcosa di più profondo da esplorare.
Nel corso degli anni, durante ogni allenamento, annotavo su un foglio ogni dettaglio, ogni sensazione, ogni piccola scoperta che potesse aiutarmi a migliorare sia come atleta che insegnante.
Con il tempo, ho capito che la respirazione e la focalizzazione mentale giocano un ruolo decisivo nell’equilibrio e nella stabilità.
Spesso, senza rendercene conto, ci portiamo dietro distrazioni esterne, i social, il telefono, i pensieri sul lavoro o su ciò che dobbiamo fare dopo.
Tutto questo rumore mentale entra in noi e finisce per compromettere la qualità dell’allenamento.
Piccola parentesi, non è che negli altri sport questo effetto non esista, ma quando si parla di equilibrio, la mente ha un impatto ancora più evidente.
Ogni distrazione pesa il doppio.
Se non sei presente con corpo e mente, tutto diventa maledettamente più difficile di quanto già non lo sia.
Perché la mente deve essere “spenta” o meglio, libera
Quando la mente è piena di rumori interni, ogni pensiero può innescare micro-tensioni nel corpo.
Questo accade perché il nostro sistema nervoso si attiva anche di fronte a stimoli mentali.
Se, mentre ci alleniamo nella verticale, i pensieri “distrattivi” restano attivi, l’equilibrio verrà percepito come instabile.
Al contrario, quando la mente è rivolta al momento presente, al respiro, al contatto delle mani con il suolo, il corpo può reagire spontaneamente e con fluidità.
E non basta esserci solo nel momento in cui stacchiamo la verticale, bisogna esserci per tutto l’allenamento, comprese le pause.
È proprio lì che accade tutto.
Spesso il recupero viene vissuto come un momento di svago, si scrolla Instagram, si risponde ai messaggi, si pensa a cosa fare dopo.
Ma è proprio in quei momenti che dovremmo veramente recuperare, respirare, rilassarci, ascoltare le sensazioni della serie appena conclusa e prepararci a quella successiva.
Non dico che sia facile rimanere concentrati per un’ora o due, ma se vogliamo fare un salto di livello, questo è un aspetto da considerare seriamente.
Ho sperimentato in prima persona la differenza:
1 – negli allenamenti in cui la mia mente era libera, priva di distrazioni e completamente focalizzata, ho ottenuto risultati ottimi e un feeling incredibile con il corpo.
2 – In altri allenamenti, a pochi giorni di distanza, la mente distratta da messaggi e pensieri mi ha portato a sessioni più frammentate, con equilibrio instabile, maggiore fatica mentale e una sensazione generale di insoddisfazione.
Pochi giorni di differenza, stesso livello di preparazione, eppure una distanza abissale nei risultati. Questo fa davvero riflettere.
A volte incolpiamo l’esercizio, la preparazione fisica o la genetica… ma siamo sicuri di star dedicando davvero tutto noi stessi a quel momento?
Ti lascio riflettere per qualche minuto su questa domanda.
Ti aspetto qui sotto.
Il respiro come “termometro” e “leva” per il corpo
Abbiamo parlato di focus mentale, ma un altro elemento importantissimo da gestire è il respiro.
Il respiro non è qualcosa di passivo, influenza l’attivazione in verticale, il recupero, il secondaggio, la tensione muscolare e persino il focus mentale.
È uno strumento potentissimo, strettamente collegato all’aspetto mentale di cui abbiamo parlato poco fa.
Quante volte ti ritrovi con le spalle sollevate verso le orecchie, magari anche adesso, mentre leggi questo articolo?
Tutte queste sono tensioni che portiamo nel corpo e in verticale si fanno sentire eccome.
Respiri brevi e veloci, respiri toracici o fatti con la bocca, generano rigidità in spalle, torace e diaframma, e di conseguenza anche nella schiena.
Al contrario, un respiro lento e profondo, “di pancia”, favorisce il rilascio delle tensioni e permette al corpo di muoversi con maggiore libertà.
Puoi verificarlo tu stesso con un semplice esercizio:
Rimani seduto dove sei, chiudi gli occhi, abbassa e rilassa le spalle. Inspira per 3 o 4 secondi dal naso, gonfiando la pancia e immaginando di spingere l’aria verso ogni direzione, ed espira per lo stesso tempo. Ripeti per 5 o 6 respiri, ascoltando il tuo corpo… poi riapri gli occhi.
Come ti senti?
Se rendi questa respirazione lenta e controllata un’abitudine, noterai numerosi benefici, meno rigidità, più consapevolezza corporea e, di conseguenza, una verticale più stabile.
Puoi eseguire questa respirazione prima dell’allenamento per eliminare lo stress e le tensioni della giornata, così da partire con un corpo e una mente più leggeri.
Durante la verticale, invece, il respiro dovrebbe diventare quasi invisibile, non dominare, non ostacolare, ma neppure sparire.
Deve restare naturale, profondo, “di pancia”, come un filo sottile che sostiene silenziosamente l’intero sistema.
E ora, mettiamo in pratica, vediamo insieme qualche esercizio che può aiutarti.
Come praticare una verticale mentale
1. Prima di iniziare “reset” mentale
In questa prima fase dobbiamo staccare dalla giornata e ritrovare calma e presenza.
- Metti il telefono in silenzioso o in modalità aereo, questo è il tuo momento, goditelo pienamente.
- Lascia andare i pensieri non urgenti con qualche shaker del corpo, sciogli bene spalle e braccia, muovi il corpo in modo libero per liberare le tensioni residue.
2. Durante il tuo allenamento
Mentre esegui un kick up o qualsiasi esercizio di equilibrio, lascia che il respiro sia la tua guida silenziosa.
Respira in modo controllato e ciclico, “di pancia”: questo favorirà la scioltezza, manterrà la mente calma ed eviterà al corpo di irrigidirsi o perdere la posizione.
Concediti veri momenti di recupero, guarda il programma che stai seguendo, annota le sensazioni che avverti, rifletti su cosa puoi migliorare. Poi siediti, respira e idratati.
3. Se la mente scappa, lasciala andare e poi richiamala con calma
Quando il pensiero bussa “devo rispondere a quel messaggio”, “cosa succederà domani?” non giudicare.
Osservalo, poi torna al respiro, al corpo, alla linea.
Questo fa parte del vero allenamento mentale che la pratica del verticalismo ti regala.
Come ti accennavo prima, il respiro e la focalizzazione mentale influenzano profondamente la mobilità e le attivazioni.
Se non hai ancora approfondito questi aspetti, ho trattato i temi in altri articoli che ti consiglio di leggere:
In questo modo potrai mettere subito in pratica ciò che abbiamo visto oggi, direttamente nella tua verticale.
Ma prima di lasciarti esplorare anche questi altri argomenti del verticalismo, voglio fare un piccolo recap insieme a te e ringraziarti per essere arrivato fino a qui.
Conclusione
Non è mai solo “fare la verticale”.
È essere in verticale, con corpo, respiro e mente.
È un’esperienza in cui la mano si radica al suolo, la mente si svuota e il respiro accompagna ogni fase.
Se vuoi che il tuo corpo lavori bene, lascia che anche la tua mente e il tuo respiro lavorino con te, non contro di te.
Abbiamo visto l’importanza di rimanere in focus, durante e tra le pause degli esercizi.
Abbiamo affrontato il tema del respiro, le modalità con cui praticarlo e quanto influisca sulla buona riuscita dell’allenamento.
Non ti resta che applicare gradualmente tutto questo e goderti i benefici sulla tua pratica e non solo.
Spero che questo aspetto, spesso ignorato, ti sia stato utile e che possa aiutarti ad aggiungere un altro tassello alla tua verticale e alla tua metodologia di allenamento.
Per ulteriori dettagli, per un confronto o per iniziare un percorso personalizzato di verticalismo, visita la sezione contatti del mio sito Movymento.it o scrivimi su Instagram (@marco.ruggirello).
Sarò felice di aiutarti e di parlare con te.
Ah, un’ultima cosa, ogni anno organizziamo delle vere e proprie esperienze, weekend in Liguria tra surf, bagni nel ghiaccio, yoga e verticalismo, momenti in cui per qualche giorno stacchiamo la spina e lasciamo spazio alla condivisione, ai sorrisi, al benessere e allo sport.
Per farti un’idea, ti lascio un articolo in cui ti racconto l’ultimo splendido weekend a Imperia!
Un abbraccio,
Marco
Che bel concetto che sei riuscito a esprimere dicendo “Non è mai solo “fare la verticale.
È essere in verticale, con corpo, respiro e mente.”
In quella differenza sta tutto!
Ciao Barbara, grazie!
Si sta davvero tanto in questo concetto, lo sto vivendo in maniera ancora più intensa negli ultimi mesi o sono felice di averlo condiviso e spero possa essere uno spunto utile.