Mobilità articolare: test pratici per capire se ne hai bisogno e perché è cosi importante per la verticale
Che ora è?
Sono le due e trentacinque.
Errato! L’ora è sempre stata, è, e sarà sempre adesso.
Il tempo è adesso; adesso è il tempo.
Questa citazione proviene dal libro di Dan Millman, intitolato “La via del guerriero di pace“.
Bentornato/a!
Ho deciso di condividere questa frase perché spesso chi affronta limitazioni nella mobilità articolare pensa che sia troppo tardi (passato), che ci vorrà molto tempo per migliorare (futuro), ma raramente considera l’opportunità di iniziare (adesso).
Questo atteggiamento può diventare il suo limite principale.
Ricorda, il tempo è sempre adesso e il luogo è sempre qui.
Ti posso dire, basandomi sulla mia esperienza personale, che non è mai troppo tardi per iniziare. Quello che è fatto è fatto, ma ora hai l’opportunità di avviare il tuo percorso, già da questo articolo.
La scelta è tua.
Io inizio!
Mobilità articolare: un’abilità imprescindibile
Spesso si ritiene che la mobilità e la flessibilità siano semplicemente abilità aggiuntive, opzionali.
Sarò onesto: se il tuo obiettivo è mantenere un equilibrio di base, questa credenza può essere vera.
Tuttavia, se desideri sviluppare una verticale dritta e avanzare ulteriormente, continua a leggere.
A proposito, ho redatto una guida completa con tutti i passaggi necessari per imparare la verticale partendo da zero. Ti lascio il link qui sotto; ti consiglio vivamente di darci un’occhiata, potrebbe rivelarsi estremamente utile.
“Come imparare la verticale da zero o superare uno stallo: consigli pratici inclusi.“
Ma ora entriamo nel vivo.
Quando parliamo di verticalismo, ci riferiamo alla capacità di mantenere l’equilibrio sulle mani, prestando attenzione all’allineamento delle articolazioni, noto come “posizionamento“, e alla contrazione muscolare per eseguire le giuste “attivazioni“.
Se il range di movimento delle nostre articolazioni e la flessibilità dei nostri muscoli non sono sufficienti, non saremo in grado di allinearci correttamente o di attivarci adeguatamente.
Mobilità: un’abilità importante ma…
Quali sono le conseguenze di una ridotta mobilità e flessibilità ?
Le conseguenze sono che la nostra postura verticale non sarà allineata, e percepiremo molte difficoltà fisiche nell’esecuzione di posizioni considerate fondamentali nel verticalismo, come ad esempio la posizione “tuck” (gambe raccolte al petto) o la posizione a “L”.
Non ti dico questo per spaventarti, ma basandomi sulla mia esperienza diretta.
Prima di intraprendere un percorso di mobilità e stretching, odiavo letteralmente queste posizioni a causa della tensione intensa che avvertivo su schiena, gambe e spalle.
Ciò accade perché, essendo fuori asse, la forza necessaria per contrastare la gravità sarà notevolmente maggiore rispetto a quanto effettivamente richiesto in una posizione corretta.
Quindi, la mobilità non è solo una qualità a sé stante, ma è strettamente collegata al verticalismo.
Tuttavia, voglio sottolinearti una cosa: come anticipato, nulla è impossibile, e tutto è allenabile. Inoltre, un allineamento scorretto non dipende sempre esclusivamente dalla mancanza di mobilità.
Spesso si attribuisce la colpa a questo aspetto, ma non è sempre così.
Esploriamo più a fondo questo argomento per scoprire se si applica al tuo caso
Test pratici: Evita falsi allarmi
La mobilità è sempre utile ma prima di iniziare a fare sedute infinite di allungamento assicurati che sia quella la causa che ti impedisce realmente ti eseguire una verticale in linea.
Mi spiego meglio
Poco fa parlavamo di “posizionamenti” e “attivazioni” ricordi?
Molto bene, a volte capita che non conoscendo quali sono e come eseguire questi movimenti la nostra posizione anche a muro risulti disallineata.
Se non ti reputi un esperto di verticalismo leggi anche Come rivoluzionare i tuoi allenamenti attraverso attivazioni e posizionamenti.
Quindi come abbiamo capito la causa può essere indipendente dalla mobilità.
E come facciamo a capirlo?
Il primo passaggio da fare è eseguire dei test specifici per capire da cosa sia derivato il mancato allineamento.
Ti lascio qui sotto un piccolo schema ma che contiene tutti passaggi di cui stiamo parlando.
Spero che tu abbia trovato interessante quanto condiviso finora.
Dalla teoria alla pratica
Tornando a noi, desidero proporti un test pratico che potrai sperimentare subito dopo la lettura di questo articolo.
Siediti con le spalle, la schiena e la zona lombare completamente appoggiate alla parete.
Posiziona le braccia in modo che formino un angolo di 90° tra il braccio e l’avambraccio, con il gomito all’altezza della spalla, mantenendo le braccia anch’esse aderenti alla parete.
Potresti aver sentito questo esercizio chiamato anche “candelabro”.
Dalla posizione descritta, cerca di sollevare le braccia verso l’alto come se stessi distendendole sopra la testa, facendo attenzione a mantenere gomiti e polsi a contatto con la parete.
Hai eseguito il test?
Naturalmente, questo è solo uno dei test che propongo per identificare eventuali limitazioni, ma ciò che mi interessa è aiutarti a capire come procedere.
Preferisco sempre far comprendere il ragionamento dietro a un esercizio anziché limitarsi a memorizzare regole.
Ora ti spiego lo scopo del test del candelabro.
Continuiamo.
Ecco perchè i metodi generali non funzionano
Quello che ti ho appena descritto è un ottimo esercizio per capire se è presente una debolezza dei muscoli extra rotatori e un allungamento eccessivo di quelli anteriori.
In caso sia presente il lavoro da fare sarà lavorare sull’allungamento dei muscoli anteriori (intra rotatori) in modo da aumentarne la flessibilità e il rinforzo di quelli posteriori (extra rotatori) in modo da permetterci di raggiungere attivamente gli angoli interessati.
Ovviamente questo è solo uno dei test, ne esistono altri per verificare tutti i punti di nostro interesse e capire come programmare il lavoro specifico per risolverli.
Sono il punto di partenza quindi non sottovalutarli.
Ho dedicato molti anni a seguire metodi generici, ma sono rimasto sempre fermo al punto di partenza.
Quando dico che ho “investito”, intendo sottolineare che oggi, grazie a queste esperienze, posso affermare che tali approcci non funzionano, almeno non per tutti.
Lo studio, la pratica costante e l’istruzione fornita da insegnanti qualificati mi hanno consentito di capire da dove iniziare e quali siano le componenti essenziali per raggiungere un obiettivo partendo da zero.
Con questo articolo, voglio condividere con te ciò che ho imparato.
L’importanza di fare le scelte giuste
Fermiamoci un attimo a riflettere.
Abbiamo constatato che la difficoltà nell’allineamento potrebbe derivare non solo dalla mancanza di mobilità articolare.
Anche se il problema è legato alla mobilità, è essenziale capire quale parte specifica del tuo corpo ne è coinvolta (spalle, torace, bacino, zona lombare, ecc.).
Inoltre, programmare ed eseguire gli esercizi in modo errato potrebbe annullare i nostri sforzi.
Ci troviamo di fronte a una grande decisione, dove è fondamentale fare sempre la scelta giusta per raggiungere il nostro obiettivo.
Come possiamo pensare che una serie di esercizi standard non studiati appositamente sulle nostre esigenze possano funzionare?
Sulla base di quello che ci siamo detti lascio a te la risposta!
Riassumendo abbiamo visto che:
- Il mancato allineamento non dipende solo dalla mobilità;
- È importante effettuare dei test specifici;
- In base all’esito dei test intervenire in maniera mirata sui punti carenti;
- Bisogna lavorare con la tecnica corretta durante il percorso;
In questo modo, con il tempo, riuscirai a superare la situazione di iniziale difficoltà arrivando a posizionare il tuo corpo in verticale nella maniera corretta.
Conclusioni
Intraprendere un percorso verso un obiettivo porta con sé alcune sfide: ci saranno momenti di gioia e altri più complessi, periodi di motivazione alle stelle e fasi di calo.
Questo è particolarmente vero per chi, come me, ha esigenze specifiche legate alla mobilità articolare, dove seguire un metodo preciso è fondamentale.
Senza il percorso che ho scelto e l’approccio di lavoro attuale, potrei ancora trovarmi a tentare di fare salite sulle parallele, o peggio, potrei aver rinunciato pensando di non farcela.
Per questo motivo, se desideri davvero imparare la verticale sulle mani e le sue varianti più avanzate, ti consiglio di seguire i passi che abbiamo appena esaminato, creando un percorso personalizzato per te.
Sarà una strada lunga, è vero, ma sarà la strada giusta.
Complimenti per essere arrivato fin qui.
Questo significa che hai compiuto quel primo passo di cui parlavamo all’inizio dell’articolo. Hai superato la fase più difficile: hai deciso di iniziare, e ora niente potrà fermarti.
Un caloroso abbraccio,
Marco.
Se hai domande su questo articolo, sulla verticale o desideri approfondire ulteriormente sugli esercizi di mobilità, lascia un commento qui sotto! Sarò lieto di risponderti personalmente.
P.S. Per scoprire di più sul verticalismo, ti invito a iscriverti al mio canale YouTube, dove condivido gratuitamente allenamenti e consigli sulla verticale.